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Chi erano i “barbari”

I barbari e la fine dell'Impero Romano d'Occidente

Con la morte di Costantino, inizieranno quei processi che porteranno l’Impero Romano a mutare radicalmente la sua fisionomia. Se fino ad ora era stato l’Impero d’Occidente a prevalere, sia economicamente, sia militarmente, dalla morte di Costantino in poi, sarà vero l’esatto contrario. Le zone orientali, si dimostreranno politicamente salde e coese, mentre quelle occidentali, cederanno gradualmente terreno a ripetute crisi, fino a disintegrarsi del tutto, favorendo la nascita dei regni romano-barbarici.
La caduta dell’Impero Romano d’Occidente identificata dagli storici con la deposizione di Romolo Augustolo, avvenuta nel 476, quando l’instaurazione di regni romano-barbarici, sancisce una tendenza già in atto da tempo, ovvero la costante infiltrazione di “stranieri” nella vita politica e sociale della stragrande maggioranza delle province romane.
La figura più singolare di imperatore fra i successori di Costantino, è senza dubbio quella di Giuliano l’Apostata, colui che si guadagnò tale soprannome grazie alla sua politica anticristiana, e al tentativo di diffondere nuovamente nel tessuto sociale il culto pagano.
Tale politica ovviamente non diede i frutti sperati dall’imperatore, esaurendo la sua efficacia con la sua morte. Alla morte di Giuliano l’Apostata, lo scettro passerà a Valentiniano, il quale affiderà il regno dell’Impero d’Oriente al fratello Valente, ai quali seguirà Graziano, il primo imperatore a rinunciare alla carica di Pontefice Massimo (la carica religiosa legata alle antiche tradizioni pagane). E’ in questi anni (378) che si ebbe la celebre sconfitta di Adrianopoli, in Tracia, una delle più sonore dell’intera storia di Roma, durante la quale troverà la morte lo stesso Valente, Imperatore d’Oriente. La reggenza sarà affidata daGraziano a Teodosio.
Il compito principale di Teodosio sarà quello di difendere l’impero dalla dilagante pressione delle orde barbariche, problema acuito dalla sconfitta di Adrianopoli, ma avrà anche il merito di aver contribuito al riavvicinamento fra stato e chiesa cristiana, oltre ad aver intrapreso una serie di riforme in grado di canalizzare alcune tendenze già in atto nell’impero.
Dal punto di vista militare Teodosio mostra di voler sistematicamente integrare le popolazioni barbariche con l’esercito romano, consentendo in alcuni casi veri e propri insediamenti in zone delimitate dell’impero.
La politica di integrazione dei popoli barbari con la civiltà occidentale, inaugurata da Teodosio allo scopo di consolidare l’impero tramite il loro impiego soprattutto nelle campagne militari, ebbe come conseguenza la disgregazione della civiltà stessa, cosa che non accadde all’Impero d’Oriente, che manterrà ancora a lungo una certa unità.
Dal punto di vista religioso Teodoro renderà più salda l’integrazione fra istituzioni statali e istituzioni religiose, nell’ottica di una complementarietà nella gestione dei conflitti sociali. Tale conflittualità non sarà mai sopita del tutto, poiché tensioni fra mondo cristiano e mondo pagano, nonché fra stato e chiesa, saranno fra alcuni degli elementi di maggior tensione per tutti gli anni successivi.
Alla morte di Teodosio i due imperi, quello d’Occidente e quello d’Oriente, vengono per la prima volta divisi ufficialmente, alla guida dei quali verranno posti rispettivamente i due figli di Teodosio, Onorio e Arcadio. La divisione appariva oramai inevitabile, considerato il divario culturale fra le due aree e i costi umani e monetari che tale unità comportava.
Anche la chiesa prenderà due strade differenti: in occidente seguirà l’indirizzo dettato dal Consiglio di Nicea, indetto da Costantino nel 325, mentre in oriente prevarrà l’indirizzo ariano e monofisita.
La storia romana che segue la morte di Teodosio è prevalentemente la storia dello scontro con le popolazioni barbariche, causa di continui rivolgimenti interni e perenne instabilità politica e sociale.
Già dai tempi di Teodosio, le colonne dell’impero erano costituite dai comandanti e dai loro esercito, veri custodi dell’unità interna e baluardi difensivi. Sono loro che possiedono materialmente il potere direttivo.
Tale carattere si accentuerà sempre di più con i suoi successori.
Alla morte di Teodosio, l’impero sarà gestito infatti non tanto dal giovanssimo figlio Onorio, quanto da Stilcone, generale in capo delle truppe occidentali.
La politica di Stilcone si caratterizzerà per la grande strategia militare e difensiva, quanto per una lungimirante politica di accordi con le popolazioni barbare.
Fu protagonista di numerose battaglie per respingere le orde di popoli aggressori, come i Vandali, i Visigoti, gli Svevi, con alcuni dei quali giungerà a stipulare degli accordi, concedendo territori in cui insediarsi in cambio della non belligeranza. Se da un lato tale politica permise all’Impero d’Occidente di prolungare il proprio regno, dall’altro contribuì a creare nuovi attriti, suscitando l’ostilità della corte imperiale.
Sempre nell’ottica di preservare il cuore dell’impero, nel 402 Stilcone sposterà la capitale da Roma a Ravenna.
Tale politica fu giudicata però eccessivamente filo-barbarica dalla corte, la quale fece in modo di provocare una rivolta fra le stesse fila dell’esercito di Stilcone, nella quale il generale stesso troverà la morte.
La morte di Stilcone però non farà altro che accelerare la disgregazione dell’Impero d’Occidente, poiché la corte di Roma si trovava del tutto sprovvista di mezzi, militari e politici, per arginare le sempre più frequenti invasioni. Risale infatti al 410 il primo Sacco di Roma, ad opera dei Visigoti di Alarico, i quali penetrarono nella capitale, mettendola a ferro e fuoco per tre giorni. Tale evento ebbe uno strascico simbolico enorme, e venne interpretato come la vera e propria resa di una civiltà millenaria e di grandi tradizioni, nei confronti di un popolo barbarico e incivile.
L’evento avrà un impatto ancora maggiore della caduta stessa dell’Impero d’Occidente. Se l’impero potrà prolungare la propria esistenza ancora per qualche decennio, non sarà certo per la propria stabilità interna o per merito della Corte Imperiale, ma semplicemente per le carenze organizzative dei barbari e i meriti militari dei generali romani, abili ad orchestrare e volgere a proprio favore i dissidi fra le varie popolazioni dei barbari stessi.
I rapporti fra i generali, la Corte Imperiale e i popoli barbarici, non saranno mai caratterizzati da linearità e stabilità. In questa fase della vita dell’impero, le relazioni fra due entità così differenti, vedranno alternarsi periodi di apparente serenità e repentini scoppi di violenza.
Tipico di questo ambivalente atteggiamento è il rapporto fra Ezio e gli Unni. In tutte le sue vittoriose campagne militari condotte contro i Visigoti e gli Svevi a partire dal 436, il generale romano si è avvalso di una salda alleanza con gli Unni, alleanza che è venuta però meno una decina di anni più tardi, quando, con a capo il mitico Attila, gli Unni punteranno dritti verso Roma. Gli Unni non riusciranno ad ottenere i propri scopi, fermati dall’incontro con il papa, dalla peste e dalla morte del valoroso generale Attila, avvenuta nel 452, la quale sarà causa dello sfaldamento del progetto barbaro e dello sfaldamento della compagine.
Dopo il problema degli Unni, saranno i Vandali a prendere di mira la capitale morale e cuore dell’Impero Romano d’Occidente, assediandola e prendendo il sopravvento su di essa.
Nel 476 avverrà la svolta definitiva. L’ultimo imperatore, Romolo Augustolo verrà deposto, sostituito daOdoacre, incoronato dai suoi sudditi, il quale eserciterà effettivamente una sorta di dominio sull’Italia per alcuni anni, su una serie di regni eterogenei definiti romano-barbarici.

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